Un premio per l'architettura Sacra

Premio Frate Sole 2017

Da sinistra l'arch. Rafael Moneo, vincitore della VI edizione del Premio Internazionale di Architettura Sacra FRATE SOLE e l'arch. Luigi Leoni, presidente Fondazione.
Da sinistra l'arch. Rafael Moneo, vincitore della VI edizione del Premio Internazionale di Architettura Sacra FRATE SOLE e l'arch. Luigi Leoni, presidente Fondazione.

Il Premio Internazionale di Architettura Sacra “Frate Sole”, giunto alla VI edizione, rappresenta il momento più alto di un importante programma di raccolta e divulgazione che presso la Fondazione Frate Sole, voluta per intuizione di un grande personaggio, padre Costantino Ruggeri – frate francescano, artista e costruttore di chiese – vede consolidarsi negli anni un archivio unico al mondo. Ogni quattro anni si rinnova, dunque, l’occasione di fare il punto sull’evoluzione del progetto contemporaneo di architettura sacra, attraverso uno spaccato estremamente rappresentativo per quantità e qualità, che vede la partecipazione di numerosi progetti provenienti da ogni parte del mondo. Il Premio Internazionale costituisce perciò un’occasione di riflessione unica, in grado di fornire indicazioni fondamentali circa la capacità dell’architettura contemporanea di rispondere all’esigenza umana di dare forma ad ambienti edificati per accogliere le proprie esigenze e idee di culto realizzando uno spazio fisicamente finito e mentalmente infinito. L’impegno della Fondazione è testimoniato dal suo presidente, architetto Luigi Leoni, che grato del fervore artistico che sempre ha accompagnato la missione di Padre Costantino Ruggeri, ne raccoglie la sua preziosa eredità e promuove nel mondo l’interesse, lo studio e la ricerca nel campo dell’architettura sacra. Il vincitore della VI edizione del Premio, l’architetto spagnolo Rafael Moneo con la Chiesa Parrocchiale di Iesu a San Sebastián, è stato premiato insieme con gli altri due classificati e due segnalati, il 4 ottobre 2016 a Pavia, contestualmente all’apertura della mostra nel Chiostro del Broletto, che ha consentito di osservare assieme tutti i progetti partecipanti, provenienti dai continenti più lontani. Trattandosi del ventennale – la prima edizione del Premio si svolse nel 1996 – l’evento ha acquisito una rilevanza particolare, evidenziata anche dal fatto che dopo l’apertura della mostra, la cerimonia è continuata nella prestigiosa sede del Collegio Borromeo il cui rettore, è il Prof. Ing. Vittorio Vaccari membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Frate Sole. 

Al centro della foto Arch. Cristian Undurraga e arch. Rafael Moneo. Intorno gli architetti vincitori del secondo premio: Thu Huong Thi Vu e Tuan Dung Nguyen, gli architetti vincitori del terzo premio: Ansgar Schulz e Benedikt Schulz; l'arch. Alejandro Beautell (progetto menzionato) e gli architetti Christian Bruckner e Peter Bruckner (progetto menzionato).  Sulla destra Arch. Giuseppe Maria Jonghi Lavarini e il presidente della Fondazione arch. Luigi Leoni.
Al centro della foto Arch. Cristian Undurraga e arch. Rafael Moneo. Intorno gli architetti vincitori del secondo premio: Thu Huong Thi Vu e Tuan Dung Nguyen, gli architetti vincitori del terzo premio: Ansgar Schulz e Benedikt Schulz; l'arch. Alejandro Beautell (progetto menzionato) e gli architetti Christian Bruckner e Peter Bruckner (progetto menzionato). Sulla destra Arch. Giuseppe Maria Jonghi Lavarini e il presidente della Fondazione arch. Luigi Leoni.

La premiazione è stata accompagnata da una lettera di S.E. Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che ha sottolineato l’impegno della Fondazione Frate Sole a contribuire nella ricerca e nella qualità architettonica nel campo dell’arte sacra, continuando così a trasmettere i valori dell’opera del suo fondatore, padre Costantino Ruggeri.  

La Giuria del Premio è costituita dai componenti del Comitato Scientifico della Fondazione Frate Sole: Arch. Luigi Leoni (Presidente), Prof. Arch. Giorgio Della Longa, Prof. Arch. Esteban Fernández Cobián, Arch. Caterina Parrello, Mons.Valerio Pennasso, Prof. Walter Zahner, con la partecipazione dell’architetto cileno Cristian Undurraga, in qualità di vincitore della V edizione del Premio Internazionale di Architettura Sacra.

Come la vocazione diventa arte: Padre Costantino Ruggeri

Quanto sia diverso e talvolta distante sentir parlare di un artista, di un poeta, e poi conoscerlo dal contatto con le sue opere, l’ho sperimentato ancora una volta con Padre Costantino Ruggeri. Benché appartenente allo stesso Ordine dei Frati Minori, egli per me era una conoscenza mediata dalla sua fama, dalle pubblicazioni, dalle comunicazioni dentro la Famiglia Francescana.  Poi, l’incarico affidatomi come Ministro provinciale dei Frati di tutto il nord Italia, mi ha portato a varcare le porte di molti conventi e di numerose chiese a noi affidate, e a incontrarmi a tu per tu con le opere di P. Costantino: in Lombardia, in Liguria, in Piemonte, in Veneto, pressoché ovunque nel territorio della Provincia unificata dei Frati Minori. Da mesi ormai avviene di trovarmi inaspettatamente davanti a un altare, un ambone, un tabernacolo, una serie di vetrate o la sistemazione dell’intero presbiterio e vedervi la mano, lo stile, la poesia di P. Costantino.  La mia conoscenza delle sue opere più conosciute, in questi mesi è andata arricchendosi di numerosi nuovi contatti, come fossero incontri con chi ti attende per trasmetterti qualcosa di bello, di intimo, di spirituale. E così anche la mia considerazione su questo caro e famoso Fratello è andata maturando, crescendo. Sto sperimentando l’incontro con la sua arte soprattutto nell’arredo liturgico di chiese, cappelle e luoghi di preghiera. Mi pare sia questo l’ambito dove maggiormente egli ha lavorato. Certamente l’ambito degli spazi liturgici, degli arredi e degli oggetti di culto era quello che maggiormente lo motivava poiché in questi luoghi e nelle celebrazioni, secondo lui, doveva sprigionarsi il bello che ti eleva, la luce che ti rapisce, l’armonia dello spazio che ti avvolge. Nel cercare le forme di luoghi liturgici, la luce e gli oggetti, egli è tutto preso dalla sua vocazione di rivelare la Chiesa come comunità che celebra la comunione, ma che non si sradica dalla quotidianità, conservando nel luogo sacro ciò che fa parte della vita.  Qualche anno prima di morire, P. Costantino ebbe a dire: “L’arte e la vera architettura parlano il linguaggio della poesia”. È vero: con la sua arte, con le sue realizzazioni scultoree e architettoniche, Padre Costantino continua a parlare.  
Fr. Mario Favretto Ministro provinciale 

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A cura di Arch. Luigi Leoni - Fr. Mario Favretto
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