Il trionfo del marmo

Il trionfo del marmo

Il riuso della ex fabbrica

Era un luogo buio e frammentato, una piccola fabbrica per lo stampaggio dei tessuti. Ora è uno spazio luminoso, diafano, sbiancato, come un grande cortile coperto.

It used to be a dark and desultory place, a small factory for the printing of cloths. It is now a bright, delicate, whitened space, Like a wide indoor courtyard

Foto di: Fabrizio Gini - Arch. Luca Scacchetti

Descrive così lo spazio nel quale ha realizzato il suo studio Luca Scacchetti, architetto e designer di talento: “Lo spazio era talmente buio, privo di aperture naturali che l’avere i pavimenti neri non peggiorava assolutamente la situazione. Pensiline polverose e traballanti e scaffalature sormontate da scaffalature, una volta dipinte color rosso fuoco, ravvivavano quella buiezza in modo “deperamente” infernale. L’intenso odore dei colori usati per lo stampaggio dei tessuti si era intriso nei muri e nello sconnesso controsoffitto a quadrotti, di quel tipo fonoassorbente a bucherelli che, a mo’ di pelle butterata, ha il pregio di rendere deprimente ogni ambiente, oltre a nascondere al nuovo acquirente la pienezza volumetrica dello spazio e le splendide capriate del tipo Polonceau in legno e ferro, così inusuali a Milano.(...)”. Di certo non è stato un lavoro da poco trasformare “una perfetta scenografia per ogni considerazione sul malessere ambientale o per romanzate descrizioni del lavoro, da Inghilterra pre o proto-industriale”, come scrive Scacchetti stesso, in uno spazio luminoso, diafano, sbiancato e al tempo stesso aperto come un grande cortile.
La trasformazione è stata radicale: il vecchio capannone è stato unito alla palazzina su strada; il tetto ha modificato la sagoma per oltre il 50%; si è scavato un piano seminterrato; le divisioni interne sono scomparse per riposizionarsi
solo lungo il perimetro esterno, dove trovano posto gli uffici più privati, i bagni e il cucinotto.

IN QUESTA PAGINA: partendo dal grande lucernario centrale l’Arch. Scacchetti ha realizzato questo studio aperto e luminoso, una sorta di cortile in cui le divisioni interne sono scomparse per posizionarsi solo lungo il perimetro esterno.

IN THIS PAGE: starting from the big central skylight, architect Scacchetti has realized this open and bright studio, a sort of courtyard where internal boundaries have disappeared to position along the external perimeter.

“It was such a dark space, without natural openings, that black floors would by no mean worsen the situation.
Dusty and rocky marquises and shelves over shelves, once painted flaming red, enlivened that darkness in an infernal way.
The intense odor of the colors used for the printing of the clothes was soaked into the walls and in the irregular squared false ceiling, the sound-absorption perforated type that, like pitted leather, succeeds in making any surrounding depressing, besides concealing the volumetric integrity of the space to the new purchaser and the splendid roof trusses of the Polonceau type in wood and iron, so uncanny in Milan (…)”. This is the way Luca Scacchetti, talented architect and designer, describes the space where he has realized his studio.
Sure it has not been an easy task to transform “a perfect scenery for any consideration over environmental discomfort or for a romantic description of work, pre or proto-industrially British”, as Scacchetti himself states, into a bright, delicate, whitened space and open at the same time like a wide courtyard. The transformation has been radical:
the old shed has been joined to the building on the street; the roof has modified its shape for over 50%; a basement has been excavated.
Internal divisions have disappeared, to reposition along the external perimeter, where find place more private offices, the restrooms and the kitchen corner.

DI FIANCO: tiranti metallici controbilanciano la spinta verso l’alto delle capriate, contrastando l’azione del vento
SOTTO: il marmo dei pavimenti viene da resti di bottega e non da piastrellature accuratamente studiate.
SIDE: metallic ties counterbalance the lift of the roof-trusses, contrasting the action of the wind
BELOW: the marble of the floors comes from shop leftovers and not from tiles attentively studied.

DUE DOMANDE A LUCA SCACCHETTI

D: Oltre ad aver affrontato la realizzazione del suo studio, avrà senz’altro lavorato anche per altre persone. E’ più semplice progettare per sè o per un estraneo? In altre parole, conoscere perfettamente tutte le necessità che devono essere soddisfatte per un pratico svolgimento della propria professione è un vantaggio o uno svantaggio che porta ad essere troppo pignoli?
R: Per me progettare è sempre seguire un’idea forte o un’immagine che ad un certo punto mi prefiguro nella testa per svariati motivi. Ogni occasione di lavoro è origine di suggestioni ed innamoramenti. L’unico vantaggio che si ha nel progettare per sè è che non devo convincere nessuno e non devo spiegare a nessuno ciò che ho in testa, e questo
fa guadagnare molto tempo.
D: Nel suo caso, c’è differenza tra il modo in cui si avvicina al progetto di un’abitazione o a quello di uno studio o di un ufficio?
R: Non poi tanta, ripeto: ogni progetto è come un viaggio all’interno delle cose ed è proprio cercando le risposte più corrette per un tema o per un altro che entrano in gioco tutte le mie conoscenze: le architetture amate, le suggestioni spaziali ed iconografiche che a quel tema possono legarsi, ma che sono soprattutto quelle in cui sto lavorando in un certo periodo.

Il pavimento in marmo
E’ stata forse la sindrome da Pigmalione che accompagna ogni architetto a spingere Scacchetti in un’impresa titanica, che ha però dato i suoi frutti. Il grande atrio dell’ingresso risplende ora grazie alla trionfale presenza del marmo bianco e biancastro, che è esteso a tutte le pavimentazioni. Ma attenzione: non si tratta di materiale pregiato, ma di veri e propri resti di bottega nei più svariati tipi, che hanno reso possibile questo riciclo di lusso. Elemento centrale dell’atrio
ricordo della sfarzosa domus romana - è l’occhio di cristallo che collega visivamente il piano terra con l’interrato, facendo filtrare la luce grazie alla sua trasparenza.

IN QUESTA PAGINA: ancora marmo e colori chiari, che contrastano con le cornici lignee delle belle stampe con soggetti architettonici e con i modellini di elementi di arredo che ornano le nicchie lungo la scala.

IN THIS PAGE: again marble and light colors, which contrast the wooden frames of the fine prints with architectural subjects and with the models of furniture elements gracing the niches along the stair.

MARMO E GRANITO
Il marmo ha origine sedimentaria ed è composto principalmente da carbonato di calcio, mentre il granito ha origine magmatica e presenta un'alta percentuale di quarzo. Questo incide profondamente sulla loro resistenza agli acidi, scarsa per il marmo, elevata per il granito. Il marmo infatti mal sopporta il contatto anche con gli acidi più elementari, come ad esempio il succo di limone. Il contatto con queste sostanze porta ad una lieve corrosione del materiale, ed una macchia indelebile è il più delle volte il risultato della reazione chimica tra l'acido ed il carbonato di calcio. Se il granito resiste bene agli acidi, condivide però con il marmo un altro punto debole, imputabile alla sua porosità, che ha implicazioni sulla resistenza alle macchie, perchè facilita l'infiltrazione di eventuali liquidi. Anche l'acqua, se non rimossa, può generare macchie scure che tendono tuttavia a scomparire che la completa evaporazione. Quella della porosità sembrerebbe una caratteristica che sconsiglierebbe l'utilizzo di tali materiali in un ambiente di lavoro, ma per fortuna esistono specifici trattamenti atti a proteggere queste superfici, sebbene non esistano lavorazioni e trattamenti
definitivi. Si tratta di impregnanti di varia natura che agiscono sui pori aperti, otturandoli e scongiurando quindi il pericolo di infiltrazioni.

Il ballatoio e la copertura
Ad un livello superiore l’occhio percepisce la presenza di un grande ballatoio ad anello, molto simile ai matronei delle chiese cristiane, che, affacciandosi sulla “corte” interna, rafforza la forma quadrata dello spazio dell’ingresso.
Un grande lucernario caratterizza poi la copertura, diventando una sorta di alter ego dell’occhio di cristallo. Sempre in
copertura lasciano un segno evidente i tiranti metallici, che controbilanciano la spinta verso l’alto data dalle capriate, contrastando le azioni del vento su una superficie di oltre 600 metri quadrati.

Gli arredi.
Tra gli elementi di arredo spiccano le panchette di Guglielmo Ulrich per Matteo Grassi (1933), i divani Hydra di Luca Scacchetti per Poltrona Frau e la lampada applique Calice Grande, sempre di Scacchetti per Flos.

Maybe it is the Pygmalion syndrome accompanying each architect that led Scacchetti into a paramount venture, which has yielded its fruits. The big hall in the entrance now shines thanks to the glorious presence of the white and whitish marble, spread over all floorings.
Beware: we are not talking of valuable material, but real shop leftovers of various types; it can be said that this floor originates from the friendship and attendance of four great marble workers, who made possible this recycling of luxury.
Central element of the hall – memory of the lavish Roman domus – is the crystal eye the visually connects the ground floor with the basement, letting light in thanks to its transparency.
At a higher level, the eye perceives the presence of a big ring balcony, very similar to the women’s galleries of the Christian churches that, facing the internal court, strengthen the square shape of the entrance space.
A big skylight characterizes the covering, becoming a sort of alter ego of the crystal eye.
Again in the covering, the metallic ties, counterbalancing the lift of the roof-trusses, play an important role, contrasting the action of the wind over a surface of over 600 square meters.
Towards the street, the building appears like a twostorey building, while inside the space resolves into a square shed, with iron and wood roof-trusses, with the addition of a second shorter rectangular shed.
Among the furnishing elements, stand out the footstools by Guglielmo Ulrich for Matteo Grassi (1933), Hydra divans by Luca Schacchetti for Poltrona Frau and the Calice appliqué.

 

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