Dinamiche trasparenze

Dinamiche trasparenze

Studi di architettura

Volumi di vetro trasparente che si mescolano a pareti in tufo e in mattoni; pavimenti in cemento che si abbinano alle travi a vista: la scelta del contrasto è stata la strategia vincente nella realizzazione di questo studio di architettura, dove ogni ambiente crea un microcosmo a sè stante, ma perfettamente integrato con il tutto.

Foto di: Paolo Cipollina
Studio Salvagni Architetti

Lo studio, che è stato ricavato all'interno di un vecchio laboratorio in cui venivano realizzati lavori in ferro ed è posto su strada nelle immediate adiacenze del Foro Romano, minimale e rispettoso dell'involucro esistente, si sviluppa attraverso volumi di vetro trasparente per poi entrare in contatto con una commistione di materiali tra i più svariati, come tufo, mattoni, cemento e ferro.
Il contrasto è apparso ai progettisti come la strategia più stimolante: opacità e trasparenza, leggerezza e gravità, spessore e sottigliezza si compongono creando fenomeni architettonici differenti, parti di un'unica e riconoscibile esperienza.
Conservando la memoria dei luoghi, commentando il già esistente con segni inequivocabilmente contemporanei, che tuttavia si rapportano con il preesistente contenitore, il progetto interviene lasciando dei segni incisivi.
Lo spazio è reintrodotto non tanto come concetto matematico, organizzato mediante la tridimensionalità degli elementi, ma come dimensione esistenziale, come "spazio vissuto".
E lo si capisce già dal rapporto con l'esterno, che diviene parte del progetto, incuneandosi nel luogo di lavoro.
Mediante l'uso di diaframmi trasparenti che articolano nuove distribuzioni planimetriche senza alterare le originali dimensioni degli spazi, il luogo di lavoro da semplice lay-out funzionale distributivo si trasforma in vera e propria risorsa
aziendale, organizzato in ambiti di lavoro interagenti, trasparenze che favoriscono la comunicazione, postazioni interscambiabili e dinamiche.
L'immagine dello spazio complessivo, i valori di produttività, mobilità e flessibilità trasformano il luogo dell'ufficio in punto e occasione di generazione di idee, in luogo dove il comfort psicologico e ambientale permette e agevola il confronto e
la discussione di gruppo.

La distribuzione interna
Attorno allo spazio interno si dispongono gli spazi operativi rigorosamente open plan organizzati a differenti quote, collegati da un articolato e funzionale sistema di percorsi che dialoga con il corpo della sala riunioni.
Gli spazi di lavoro sono due, uno al piano inferiore, arredato con due grandi tavoli, e uno soppalcato, con alcune postazioni.
Il soppalco ha una forma ad “elle” e nella parte oltre l’angolo trovano posto altri due uffici, che seguono sempre la tipologia open space.
I lavori di ristrutturazione hanno dato la possibilità di creare una nuova entità, che ha privilegiato la logica del contrasto: da un lato tra l’attuale studio e l’antico edificio preesistente, dall’altro tra le superfici vetrate e quelle murarie perimetrali, in mattoni a vista.

IN QUESTA PAGINA: in mancanza di un controsoffitto
nel quale incassare i corpi illuminanti, i progettisti sono
stati costretti ad utilizzare lampade da tavolo o da terra,
scelte tra quelle della produzione più moderna.

IN THIS PAGE: the lack of a false ceiling and the great height have led the designers to use table or floor lamps,
chosen among most modern productions.

Dynamic transparencies
The studio, extracted from the inside of an old laboratory where iron works were realized, in a street in the proximity of the Foro Romano, minimal and respectful of the existing casing, develops through transparentglass volumes to get in touch with a mixture of assorted materials, like travertine, bricks, cement and iron.
The contrast was to designers the most stimulating strategy. Opacity and transparency, lightness and gravity, thickness and thinness combine creating different architectural phenomena, parts of a sole and distinguishable experience.
Preserving the memory of the places, commenting the pre-existing through explicitly contemporary signs, still relating to the pre-existing casing, the project intervenes with discretion, although leaving remarkable signs. Space is reintroduced, not as much as a mathematic concept as an essential dimension, a lived space. It is clear from the relationship with the outside itself, becoming part of the plan, insinuating itself into the working place.
Through the use of transparent diaphragms that articulate new planimetric distributions without altering the original dimensions of the spaces, the working space transforms, from simple distributional functional lay-out, into a real corporate resource, organized in interacting working environments, transparencies favoring communication, interchangeable and dynamic stations.
The image of the global space, productivity values, mobility and flexibility transform the office into a point and occasion of generation of the ideas, a place where psychological and environmental comfort allows and facilitates confrontation and group discussions.

Il vetro

Nello studio Salvagni troviamo molti tavoli rettangolari realizzati in vetro acidato e numerose pareti vetrate, scelte per la loro intrinseca capacità di creare luoghi chiusi senza limitare troppo gli spazi. Con la sua “vuota” trasparenza, poi, il vetro contribuisce ad accentuare il gioco del contrasto con il “pieno” delle murature.
Materiale costituito essenzialmente da silicati, il vetro si presenta come una massa amorfa omogenea, dura, fragile, trasparente e impermeabile.
Possiede una considerevole resistenza meccanica, è un buon isolante elettrico ed è resistente agli agenti chimici
con l'eccezione dell'acido fluoridrico e degli alcali concentrati.
Considerabile dal punto di vista fisico come un liquido ad altissima viscosità, il vetro si ottiene fondendo a temperatura fra 1300 e 1600 °C una miscela composta principalmente da sabbia silicea con l'aggiunta di sostanze che facilitano la fusione ed altre stabilizzanti che hanno la funzione di rendere stabile la struttura del vetro. Coloranti, decoloranti, opacizzanti o altri componenti possono essere miscelati a seconda delle caratteristiche che si vogliono dare al prodotto finale. Allo stato fuso il vetro può essere modellato ricorrendo a metodi differenti: colatura, soffiatura, pressatura, tiratura o laminazione.

I materiali
Originariamente i mattoni delle murature perimetrali erano intonacati e tinteggiati, ma durante i lavori gli architetti hanno optato per una soluzione più “rustica”.

I pavimenti
Per quanto riguarda i pavimenti, nella sala riunioni è stato posato un rivestimento in legno recuperato da un edificio storico fuori Roma, e questo rende ancora più evidente il contrasto tra vecchio e nuovo. Al piano inferiore lo studio è
pavimentato in cemento industriale elicotterato, materiale che è stato scelto principalmente per praticità, perchè è molto facile da pulire e da posare, non necessitando di un particolare sottofondo; alla vista ricorda molto le resine, dalle
quali si differenzia per la finitura opaca e più porosa; per il soppalco si è optato invece per l’iroko, un legno caratterizzato da una tessitura grossolana e da una fibratura non molto regolare, posato a grandi listelli.
L’unica parete tinteggiata ha una finitura lucida di colore chiaro, mentre le altre sono in mattoni a vista oppure in vetro.

POLTRONA BARCELLONA DI MIES VAN DER ROHE
La poltrona Barcellona che vediamo nello studio Salvagni è una riproduzione di un progetto di Ludwig Mies Van der Rohe
datato 1929. E’ curioso l’avvenimento che ha dato il nome a questa poltrona: Van der Rohe era stato incaricato di progettare il padiglione tedesco all’esposizione mondiale di Barcellona del 1929. Una coppia di poltrone “Barcellona” era destinata a fare da trono ai reali. A partire da questo evento, la poltrona ebbe un successo di pubblico strepitoso, al punto da essere riprodotta ancora oggi. Realizzata in trafilato piatto cromato, con seduta e schienale imbottiti e rivestiti in pelle a riquadri e sospensione con cinghie di cuoio, vagamente somigliante ad una sedia pieghevole, è invece un complemento d’arredo dal design ricercato ed esclusivo, che trova il suo ideale complemento nel pouff Barcellona.

Il rigore della linea retta ed ortogonale, propria della poetica di Mies Van der Rohe, viene sciolto in questo oggetto, caratterizzato da una fluidità di segno che ritroveremo anche successivamente.
L’uso di una linea curvilinea non è certo una contraddizione nell’operato di Mies, ma rappresenta la
capacità di saper sposare l’assolutezza di un pensiero progettuale con le innovazioni formali offerte dall’uso di una nuova tipologia di materiale per i componenti di arredo quale era per allora l’uso del tubolare metallico.

Il rapporto con l’esterno
Precisa volontà dei progettisti è stata quella di interrelare esterno e interno, per creare quasi una sola entità.
L’esterno diventa parte integrante del può vedere la gente che cammina in strada e nel contempo i passanti possono osservare gli architetti al lavoro. In fondo si tratta di una forma di pubblicità, un modo per farsi conoscere, tant’è vero che parecchi clienti sono entrati nello studio Salvagni proprio spinti dalla curiosità più che da una reale necessità.

L’ illuminazione
L’aspetto più caratteristico dell’illuminazione scelta in questo ambiente è forse la fascia di fluorescenti che illuminano perimetralmente la sala riunioni. Dal momento che l’altezza massima in questo spazio è di circa 5 metri, non è stato sempre possibile utilizzare delle normali sospensioni (se si eccettuano le bellissime e suggestive Kartell rosse sopra i tavoli); inoltre, poichè diversamente dai soliti uffici qui non esiste un controsoffitto nel quale incassare i corpi illuminanti, si è dovuta abbandonare anche questa strada. Ci sono poi molte lampade da terra e parecchie lampade da tavolo, scelte tra quelle della produzione più moderna e “firmata”,come ad esempio la Nesso e la Mandraky di Artemide, la Costanza di Luceplan e la Light Volumes Bakery Group 2000 di Prandina; mancano invece completamente lampade da incasso e appliques a parete.
Bisogna considerare anche che, vista l’estensione delle pareti vetrate e di quelle finestrate, lo studio è molto luminoso grazie alla luce naturale, che filtra dall’esterno garantendo comunque un buon livello di luminosità.

IMPIANTI DI CONDIZIONAMENTO E LEGIONELLOSI

Con il termine legionellosi sono indicate tutte le forme di infezione causate da varie specie di batteri gram-negativi aerobi del genere legionella. La parola trae origine da un tragico raduno di ex combattenti della guerra in Vietnam (in gergo detti legionaires) tenutosi nel luglio del 1976 in un albergo di Philadelfia (USA). Durante tale raduno su circa 2.000 partecipanti, ben 221 furono colpiti da polmonite acuta e 34 non riuscirono a sopravvivere. Qualcuno ipotizzò anche un attacco biologico da parte dei Russi. Poi, invece si scoprì che la causa di tali decessi era da addebitarsi all’azione di batteri, in precedenza sconosciuti, che si erano sviluppati nell’impianto di condizionamento e ad essi fu dato, appunto, il nome di legionella.
Per diversi anni, quindi, si è ritenuto che questo tipo di impianto fosse il principale, se non l’unico, responsabile della
diffusione della malattia. In realtà sono a rischio tutti gli impianti e i processi tecnologici che comportano un moderato
riscaldamento dell’acqua e la sua nebulizzazione: è qui infatti la legionella riesce sempre a trovare sostanze nutritive. Ma ovviamente il progresso tecnologico è riuscito a risolvere il problema, che è oggi del tutto sotto controllo, tant’è che gli impianti di condizionamento sono sempre più diffusi sia nelle abitazioni che negli uffici.

Internal distribution

Around the internal space, there are strictly open-plan operative spaces, organized at different heights, linked by an articulated and functional system of paths communicating with the body of the conference room.
Working spaces are two, one on the lower floor, furnished with two big tables, and a mezzanine floor, with some stations. The mezzanine has an “L” shape and, beyond the corner, there are two more offices, again following
the open-space structure.
Restoration works have created a new entity, privileging the logic of contrast: on one side, between the current studio and the antique pre-existing building, on the other side between the glass surfaces and the perimetral walls, with bricks at sight.

Material
Originally, the bricks of the perimetral walls were roughcast and painted, but during the works the architect have opted in favor of a more rustic solution. For what concerns the floors, in the conference room an agedwood covering was laid. In particular, it is wood recovered from a historic building outside Rome, which makes even more evident the contrast between old and new. At the lower floor, the studio is floored in industrial cement, material mainly chosen for its praticity besides his resembling resins. For the mezzanine, the choice fell on iroko wood, laid in big strips. The only painted wall has a light-colored lucid finishing, while the others are in bricks at sight or in glass.

Relationship with the outside
Express will of the designers was to inter-relate outside and inside, almost to create a sole entity. The outside becomes an integral part of the project, as can be notices from the photographies portraying the car parked outside the studio. What stays beyond the windows is strictly related to the internal space, which it links to, visibly. The desire to establish a contact with the rest of the world is evident in the voluntary correspondence of views: who works can see people walking in the street and, at the same time, passer-by’s can observe architects at work. All in all, it is a form of promotion, a way to make oneself known, so much that many customers have entered the Salvagni studio motivated by curiosity itself rather than a real necessity. Had it been possible, else than a studio it would have rather been a shop with street-side displays, to highlight the desire to interact with other people outside one’s own working environment.

Lighting

The most characteristic aspect of the lighting chosen in this surrounding is, maybe, the strip of fluorescents perimetrally
lighting the conference room.

LAMPADARIO FL/YCON DI KARTELL
Ferruccio Laviani, designer da sempre orientato alla sperimentazione e alla ricerca di nuove forme e materaili, ha progettato per Kartell questa lampada a sospensione, dove la luce si mescola al colore, accentuando la trasparenza del materiale.
“Guardare, ammirare e poi…illuminarsi in un sorriso”: questo è secondo l’azienda quello che accade guardando il
lampadario FL/Ycon. Una luminosa sorpresa, dunque, queste lampade, simili a leggere e aeree bolle di sapone cangianti
ai riflessi della luce. Realizzate in metacrilato trasparente nei colori dell’arcobaleno, sono proposte in imballo singolo ma possono anche vivere in composizioni a tre per esaltarne le dolci varianti cromatiche.

Leader mondiale nella utilizzazione delle materie plastiche, coraggiosa, intrapendente, anticonformista e sperimentatrice, Kartell, dopo oltre 50 anni dalla sua nascita nel 1949, si propone ad un pubblico internazionale soddisfacendone le esigenze più eterogenee, attraverso due principali divisioni in seno all'azienda che coprono diverse aree della produzione: Habitat - mobili ed accessori di design per la casa, l'ufficio e il contract - e Labware - dedita alla realizzazione di articoli e strumentazioni tecniche per laboratori. I loro denominatori comuni: la plastica, il design e la tecnologia Una solida realtà costruita in 50 anni di esperienza in cui la filosofia aziendale è rimasta sempre fedele a se stessa.

L’UTILIZZO DEL MATTONE A VISTA
In passato, l’uso del laterizio a vista nella muratura ha comunemente corrisposto ad un’esigenza di tipo strutturale, prima ancora che di finitura estetica. Il mattone composto da argilla cotta è usato da molti secoli; nei primi decenni del 1900 si è incominciato ad usare il forato, mentre sono più recenti i mattoni appositamente studiati per migliorare il proprio comportamento acustico e termico.

L’attuale tecnica d’impiego delle murature a vista permette l’intersecazione con altri materiali, sia strutturali che di coibentazione e finitura, ed è questa l’unica differenza con le tecniche del passato, dove i muri erano costituiti comunemente da un unico tavolato di vario spessore. La funzione principale del laterizio, in particolare di quello pieno, è quella di assorbire il calore dovuto all’irraggiamento solare e di restituirlo progressivamente all’interno della parete esterna nelle stagioni invernali, creando una prima barriera al freddo, e nel contempo di mantenere il calore del riscaldamento interno.

 

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