Criteri ergonomici, antropometrici e biomeccanici

La progettazione delle scale interne

Passo


La scala, oltre agli aspetti di natura formale e costruttiva, deve rispondere, in maniera determinante, alla usabilità pedonale. Sarà quindi il passo (P), l'unità di misura su cui imperniare ogni dimensionamento di una scala, per meglio connotarla alla sua precipua funzione. Tale impostazione progettuale non è, naturalmente, un concetto del tutto moderno. Anzi su tale presupposto, anche se inconscio inizialmente, è da sempre, impostata ogni costruzione di scala. E' chiaro, d'altro canto, che il compendio di nozioni e conoscenze attuali ci permette di intervenire metodologicamente in maniera più razionale e pertinente da come tale problema veniva impostato e risolto dagli antichi, ma dobbiamo anche rilevare che, di tale rispondenza progettuale, avvertita come elemento determinante, sono state tentate regolarmente anche ai primordi del costruire.

Vitruvio fa risalire a Pitagora il primo rapporto di connessione fra alzata (a) e pedata (p) di un gradino e, naturalmente, data la fama di tale risolutore di triangoli, gli attribuisce un modello di gradino triangolare legato al“triangolo sacro”, cioè al triangolo rettangolo avente i lati uguali a 3,4 e 5. 

Con tale rapporto si avevano scale molto inclinate (37° circa), ma non era fra le preoccupazioni degli antichi costruttori, connettere la comodità con l'uso della scala, mentre rientrava nel concetto progettuale, particolarmente per le scale interne, attribuire il minore spazio possibile alla gabbia. Per ritrovare, anche dopo i romani, altre considerazioni parametriche sul rapporto fra (a) e (p) bisogna risalire al Rinascimento.

Arch. Alberto Grazzi
Scala rettilinea a due rampe, poste in aderenza. Le pedate di legno, vincolate a sbalzo rispetto al muro, fungono da supporto per il parapetto, previsto solo per il lato libero della rampa. Il parapetto è delineato da profili in acciaio satinato che con il loro andamento riprendono la linea di percorrenza della rampa. Il corrimano, un profilo di acciaio, a sezione circolare, ma di diametro maggiore rispetto ai profili del parapetto, delimita superiormente l’ingombro del parapetto. In corrispondenza del pianerottolo, tre pendini in acciaio, fissati al soffitto, ne stabilizzano la posizione degli angoli liberi.

I trattatisti chi più e chi meno, (Palladio, Serlio, Scamozzi, Vignola) che riallacciandosi a Vitruvio, codificando il costruire, si interessano della cosa, per la maggiore parte, collegano il rapporto a/p a numeri semplici, per esempio 1 e 2, secondo i soliti riferimenti triangolari; come appunto fa lo Scamozzi, che propone la metà del triangolo equilatero. Occorre però arrivare al Milizia che, sul finire del XVIII secolo, riesce a impostare in maniera nuova e moderna tale rapporto, introducendo, per la prima volta, un concetto dimensionale dei gradini legato agli sforzi di movimento connessi con l'incedere, precisando che lo sforzo di alzata assume un valore doppio nei confronti della pedata. A partire da tale precisa e giusta ipotesi, poi suffragata dai recenti studi e rilevazioni statistiche, il passo dell'uomo entra quindi come elemento basilare e scientifico nella progettazione delle scale. Moderni studi, che hanno addirittura analizzato il dispendio energetico espresso in calorie nella traslazione sia orizzontale che verticale degli arti inferiori, hanno permesso di convalidare l'intuizione empirica enunciata dal Milizia, già intuita dal Branca, e rivista da Blondel, arrivando a definire che il dispendio energetico necessario per traslare orizzontalmente un piede, eseguendo un passo comodo, corrisponde (non con assolutezza matematica) a quello per sollevarlo verticalmente di una misura uguale alla metà dell'ampiezza in orizzontale.

Arch. Fabiàn Ostrousky e Inés Rodrìguez
Scala rettilinea con rampa a cassetta e pedate di legno, appoggiate su squadrette, saldate ai cosciali a “C” che ne delimitano lo sviluppo in larghezza.

Se attribuiamo quindi l'intero dispendio energetico di un passo per metà alla traslazione orizzontale e per metà alla traslazione verticale, visto che in senso verticale la traslazione è metà di quella orizzontale possiamo definire, utilizzando gli elementi caratterizzanti il gradino a e p, con p + 2a l'equivalente energetico di un passo in forma dimensionale. Da cui deriviamo la P=2a+pi Formula fondamentale per il dimensionamento di una scala, conosciuta come “regola di Blondel”. Nella quale, P può assumere il valore massimo di cm 67 per scale veloci e con alzata limitata intorno a cm 15; sarà da considerare di cm 63-65 per tutte le scale comuni di uso corrente con alzata possibilmente non superiore a cm 17; e scendere fino ad un minimo di cm 62 per scale di uso più limitato, per scale di lavoro e servizio, ove l'alzata possa anche superare i cm 18. Però questa regola, specie sulle piccole altezze di alzata, conduce a dei risultati insoddisfacenti; infatti è abbastanza facile dimostrare che applicando la formula con valore nullo di alzata, la lunghezza della pedata dovrebbe essere quella del passo normale su terreno piano ed il valore di 63-65 cm è troppo corto, analogamente in una scala i cui gradini fossero 10 x 44 cm la punta del piede tende ad urtare sull'alzata. Nel tentativo di ovviare tale inconveniente, l'architetto Andrè Hermant ha trovato un'altra formula per proporzionare i gradini partendo, in uno studio del movimento di salita delle scale, dai presupposti e dalle considerazioni seguenti: a) più si cammina svelti più il passo si allunga, questo nei limiti normali di marcia e velocità e cioè a velocità compresa fra gli 1,5 ed i 6 km/h; passando da un ritmo di due passi al secondo al ritmo di un passo al secondo, la lunghezza del passo diminuisce da 84 a 42 cm.

Scala rettilinea a due rampe contrapposte, inserite tra due quinte murarie. Le rampe alla cappuccina sono delimitate lateralmente da cosciali sagomati che fungono da base di appoggio per le pedate in massello. (vedi particolare) Il corrimano in ferro, presenta un rivestimento che ne garantisce una migliore presa.

Da queste considerazioni risulta che il numero dei passi al secondo resta uguale alla lunghezza del passo moltiplicato per 0,024; b) qualsiasi sia la pendenza la velocità resta costante e si ammette per velocità media di elevazione quella di 15 cm/s, equivalente a circa un gradino al secondo, velocità che può essere mantenuta lungamente, come se fosse una marcia prolungata su terreno piano. Da queste premesse si è dedotto che il prodotto del passo per l'altezza salita avrebbe un valore costante espresso dalla formula hP =600 (ove h =altezza e P =passo). La misura del passo viene effettuata seguendo l'inclinazione della scala. Questa formula, che conduce a proporzioni diverse da quelle ottenibili con la formula di Blondel, può essere adattata anche a condizioni differenti abbastanza agevolmente. Anch'essa ha dei limiti, poiché è basata su una proporzione velocità e lunghezza del passo e perciò essa è valida solo entro i limiti inferiore e superiore del passo e cioè fra gli 85 ed i 40 cm circa. Al fine di concedere un raffronto fra le formule di Blondel e di Hermant, si è cercata una formula semplice che si avvicinasse il più possibile alla curva hP =600 ed è stato proposta questa: 3a+p=80.

Tabella di raffronto tra le proporzioni alzata/pedata
secondo le formule di Blondel e di Hermant

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, una scala salita       lentamente deve avere, ad alzate uguali, pedate più corte di una scala salita velocemente. Infatti se la velocità di ascensione diminuisce da 15 cm/s a 10 cm/s il valore hP=600 si riduce a quello di hP=400 e poiché la costante, nella formula per le scale percorse lentamente, deve essere diminuita in funzione della velocità, si ottiene il valore 73 passo che, sostituito nella formula proposta, la modifica nel modo seguente: 3a+p=73 e che serve per calcolare scale da percorrere con moto rallentato. Applicandola, infatti, si ottengono gradini da 16x25 cm invece che da 16x32 cm, come si otterrebbe con la formula normale e nella pratica si ha la conferma della validità dell'ipotesi. A conclusione di quanto è stato detto sino ad ora, viene raccomandato di non oltrepassare i seguenti valori: minima larghezza delle pedate 27,9 cm (escludendo le scale ad alzata aperta), massima larghezza della pedata 38,1 cm; massima altezza dell'alzata 19,7 cm; minima altezza dell'alzata 15,2 cm. Vi sono casi particolari di scale destinate al passaggio di bambini, come negli asili, o in scale destinate al servizio di abitazioni per anziani, in cui le proporzioni possono venire variate tenendo presente che il passo dei bambini in età dai 4 ai 6 anni varia da 35 cm a 55 cm e che l'alzata, negli asili, normalmente deve essere tenuta non maggiore di 12.14 cm. Per quanto, in tal caso, la soluzione più efficace risulta quella di sostituire le scale con rampe a pendenza continua contenuta fra i 12° ed i 16°, oppure con gradonate, ma sempre proporzionate al passo ridotto dei bambini. Nel caso delle scale per persone anziane, si devono proporzionare alzate e pedate tenendo conto della loro ridotta efficienza fisica e mantenendo sempre i rapporti il più comodi possibili.

Arch. Monica Gobbi e Paola Marzatico
Scala rettilinea a due rampe collocate a “L”. Le rampe, dalla struttura auto-portante, la cui trave centrale è un profilo IPE che segue la linea di percorrenza della rampa stessa. Le pedate in lamiera sono da un lato saldate alla trave e dal lato opposto appoggiate a leggere struttura tubolare, una per ogni pedate, a loro volta saltate alla trave. Il corrimano, un profilo tubolare a sezione circolare in ferro, orientato in funzione della linea di percorrenza, è irrigidito da ulteriori due tondini interposti rispetto alla rampa.

Piede

Fra gli altri fattori fisiologici atti a condizionare il dimensionamento di un gradino, primo fra tutti, vi è il piede, veicolo di appoggio durante la dinamica del passo. Con i presupposti statistici già citati, con meno variabili di quante non ne siano connesse al dimensionamento del passo, possiamo stabilire che la lunghezza media del piede umano calzato sia da considerare in cm 27 (24-30) e che convenga, per comodità di ipotesi progettuale, considerare tale valore arrotondato per eccesso in cm 30. Esaminando poi la conformazione anatomica del piede, osserviamo che i punti basilari di appoggio dello stesso sono il tallone e la pianta, e che, nel caso di piede calzato, essi si configurano nel tacco e nella pianta della calzatura. Ora i rapporto reciproco di tali parti della calzatura è di 2 a 1; cioè di due parti circa la pianta e di una il tacco; ossia nella ipotesi sopraddetta, di considerare il piede cm 30, esse corrispondono a cm 20 e cm 10, con notevole approssimazione. Se osserviamo ora la dinamica del procedere di un piede su una scala, possiamo accertare che in fase di salita è interessata per l'appoggio totalmente la pianta, mentre, in discesa, oltre al tacco, che diviene fondamento di appoggio, occorre, per la stabilità, che collabori all'appoggio una parte della pianta medesima. Ne deduciamo che in entrambe le ipotesi, salita e discesa, le parti del piede interessate siano o l'interra pianta (cm 20) o l'intero tacco più mezza pianta (10+20/2=cm 20). Possiamo allora stabilire che la dimensione minima della pedata (p) per un gradino di scala di uso comune non può scendere al di sotto di cm 20 per non pregiudicare l'agibilità della stessa. Per quanto è opportuno e consigliabile non raggiungere tale limite minimo di (p) se non in casi di assoluta necessità, da considerare però con molta cautela.

Arch. Fabrizio Bartolomeo e Lucia Romanengo
Scala rettilinea in ferro, posta in aderenza  La rampa, dal lato prossimo alla parete, risulta sorretta tramite un profilo a “C”; mentre dal altro libere, risulta sorretta tramite un profilo tubolare, al quale sono stati saldati i supporti per le pedate. Le pedate ed il gradino caposala sono in lamiera. Il corrimano, costituito da un profilo tubolare , è collocato solo dal lato libero della rampa, ove risulta saldato al profilo a “C”.

Avendo definito, con tali considerazioni, la misura del veicolo fisiologico di appoggio piede, da ciò ne deriva l'intorno entro cui muoversi per attribuire una dimensione ottimale ad (a) e (p). Il Neufert ed altri autori suggeriscono quale rapporto a/p ottimale il seguente 17/29. Per quanto oggi sia più auspicabile orientarsi in genere in valori di a un poco inferiori ai 17 cm, se ne esiste la possibilità, in quanto, con la disabitudine ad utilizzare le scale, oramai accomunate con ascensori in ogni edificio, la minore alzata e la pedata più ampia consentono maggiore sveltezza favorendo inoltre una discesa più agevole. 
Numero dei gradini

Ogni scala deve avere numero dei gradini tale che, nell'ambito della sua utilizzazione, risponda nel migliore modo al senso di sicurezza (per evitare le fobie da precipizio) ed al dispendio energetico, connessi con l'incedere (ossia alternata da pause di salita o discesa), ed al ritmo del passo. Sono pertanto consigliabili pianerottoli intermedi (facilitati dalla comune configurazione delle gabbie ove si inverte di solito il senso di percorrenza), in modo che per ciascuna branca si abbia un massimo di 10-12 gradini.

Scala prefabbricata prodotta dall’azienda veronese “edilco”
Le rampe dalla struttura portante in acciaio, si caratterizzano per merito degli elementi di supporto modulari assemblati secondo lo schema “maschio-femmina”. Le pedate in cristallo, appoggiate su appositi supporti, risultano singolarmente vincolati ai moduli, permettendo in tal modo di concedere una certa flessibilità nell'adeguarsi a minime variazione dimensionali in alzata. Il parapetto in lastre di cristallo, vincolate ai moduli, è collocati in corrispondenza dei lati liberi della rampa.

Sagoma d'ingombro
Dimensionati i gradini, per dare un volto funzionale alla scala, è essenziale fissare la luce netta di branca. Attingendo sempre alla statistica, rileviamo che la sagoma d’ingombro dell'uomo (sempre mediata) è circa di cm 60. Assumiamo quindi tale valore come dimensione d'ingombro in larghezza per una persona. Siccome è da presumere in senso generale che il transito sulla scala avvenga nei due sensi, cioè con due persone affiancate, o con una che scende e una che sale, ne deriva che la larghezza ottimale netta per una scala non potrà essere inferiore a cm 120, (60+60) e, per evitare frizioni nel transito si usa aggiungere a tale valore tipo cm 5 di aggio, portandolo a cm 125 in senso prudenziale e di migliore agibilità.

E' valida comunque anche la misura di cm 120 per la ragione statistica sopraddetta (improbabile incontro di sagome massime) ed infatti in tale misura è fissata la larghezza minima netta per le scala dei pubblici esercizi. Se però la disponibilità di spazio della gabbia ci condiziona fino al punto di non potere disporre di branche larghe cm 120, tenendo conto che una persona di fianco occupa un po' più di metà sagoma di ingombro, e cioè cm 35, possiamo anche scendere come misura di larghezza di branca a cm 100, presupponendo il transito di una sagoma diritta, una sagoma di fianco, per lo scambio, più l'aggio di fruizione (cioè cm 60+35+5=100 cm).

Arch. Fabrizio Bartolini
Scala rettilinea in muratura, con pedate rivestite in cotto e fermo-piede in legno, posizionato con il presupposto di rendere più sicura la percorribilità della rampa.

Mentre per scale di transito per una sola persona la larghezza ottimale netta è di cm 70, pari alla sagoma d’ingombro più due aggi di fruizione di cm 5, presupponendo la mancanza di giuoco su entrambi i lati della branca (cm 60+5+5=70 cm). E' inoltre scontato che, per scale da progettare più ampie del presupposto dimensionale di cm 125 sopraddetto, ottimale per due persone, o dal minimo condizionato di cm 100, si aggiungeranno tante volte cm 60 (pari alla misura della sagoma tipo) fino alla larghezza necessaria per il numero N di fruitori che intendiamo raggiungere (cm 125 o cm 100+Nx cm 60). Però, si deve tenere presente che la larghezza massima non deve oltrepassare i 250 cm, o perlomeno, per larghezze superiori, si deve prevedere un corrimano a divisione della rampa.

Arch. Fabrizio Bianchetti
Scala rettilinea a due rampe contrapposte ed intervallate da un setto murario che funge da supporto strutturale. Le rampe in cemento armato risultano completamente rivestite in legno. Il corrimano in legno e il parapetto in tondini d’acciaio sono collocati esclusivamente sul lato libero del pianerottolo.

Dimensioni dei pianerottoli (o ripiani)

La dimensione dei pianerottoli (o ripiani) di una scala deve soddisfare ad alcune fondamentali esigenze connesse con la dimensione della scala, delle branche e dei gradini. E' opportuno far notare che le norme di sicurezza stabiliscono che i pianerottoli non devono in nessun caso essere di misura inferiore alla larghezza di branca. E' consigliabile comunque attribuire dimensione maggiore della larghezza di branca, sia al pianerottolo d'avvio sia a quello di arrivo, in special modo se sugli stessi si aprono porte, partendo dal presupposto che ivi si trovino persone in sosta. Devono inoltre rispondere a particolari esigenze connesse con il ritmo impresso alla scala dal rapporto a/p.

Infatti il fruitore giunto sul pianerottolo, ne trae beneficio solo se può eseguire un certo numero di passi interi; mentre, se dovesse fare in orizzontale un passo ridotto o più ampio di quello di base del ritmo della salita, perderebbe il passo con dispendio energetico e interruzione del ritmo medesimo. Pertanto considerato che all'inizio e alla fine del ripiano si impegnano rispettivamente una porzione di ripiano uguale a p/2 , pari in totale 2 x 1/2p = p, la dimensione di tale ripiano dovrà soddisfare la seguente eguaglianza R=p+nP e cioè essere uguale a una pedata più un certo numero intero di passi, n, (che se diventa= 0, fa sparire il ripiano che ridiventa pedata).

Altezza limite della rampa

Nel progettare una scala comune, ove sussistano limiti di spazio, e che abbia una continuità oltre il superamento di un piano, un altro elemento da considerare è l’altezza limite della rampa Infatti una scala può diventare inagibile se il fruitore deve limitare i suoi movimenti in funzione dell'altezza del percorso. Considerando che l'altezza media dell'uomo è attualmente fissata intorno a 1,80 m (naturalmente ai fini statistici dimensionali progettuali), è opportuno rilevare che il minimo assoluto di altezza di branca non potrà essere, al netto di ogni emergenza anche strutturale, minore
di 1,90 m (1,80 m più 0,10 m di aggio).

Arch. Marco Papagna
Scala rettilinea con rampa a cassetta, dalla struttura portante in ferro. Le pedate in lamiera, sono rivestite, per la parte in vista, con una sottile lastra di legno, dando così modo di agevolare la percorribilità della rampa. Il parapetto, delineato tramite tre profili in tubolare d’acciaio, di cui quello posto superiormente funge anche da corrimano, è collocato solo dal lato libero della rampa.

In effetti tale valore, che si misura in linea congiungente le punte dei gradini al soffitto o ingombro soprastante, rimane valido solo per scale di servizio secondarie, per accessi sottotetto, a mansarde poco utilizzate, etc. Appena si considera che il fruitore deve potersi agevolmente muovere anche con ingombri, è opportuno tenere il valore di tale misura minima intorno a 2,15 m che, a tutti gli effetti, è rispondente. Per una scala però che debba avere un grado di fruibilità maggiore, abitazioni multipiani, uffici, etc., oltre ad un aspetto più aperto e meno angusto, l’altezza limite della branca dovrà essere ulteriormente elevato a 2,30 m. Oltre tale misure si hanno poi valori che soddisfano istanze di interesse architettonico e formale.

Corrimano

Ai fini dimensionali e progettuali è opportuno notare come l'appoggio per il fruitore delle scale, e cioè il corrimano (sia esso al limite superiore di una ringhiera o di un parapetto), deve essere tenuto ad una altezza che consenta, oltre al comodo aggancio per il sostegno, anche la misura di sicurezza per eventuali cadute. A tal fine è consigliata la misura minima limite di cm 85, misurata dalla linea congiungente le punte degli scalini alla parte superiore del corrimano. E' opportuno precisare però che, mentre tale minimo risulta sufficiente per le branche con scalini, diventa però inadeguato per i percorsi orizzontali di ripiani pianerottoli o soste, connesse con la scala. Infatti per tali casi la misura minima ottimale è di cm 90, similmente che per i parapetti di finestre e balconi.

Arch.Sergio Giovanni Ratto
Scala prevalentemente rettilinea, la cui rampa auto-portante è stata prevista con una trave centrale IPE che segue la linea di percorrenza della rampa stessa. Le pedate in lamiera, saldate alla trave centrale, sono rivestite in tessuto, dando così una risposta al problema acustico, cui sono solitamente soggette tali pedate; oltre ad agevolare la percorribilità della rampa in un regime di maggiore sicurezza.

Il corrimano, un profilo tubolare a sezione circolare in ferro che lo si vede raddoppiato in ambedue i lati della rampa, sia a scopo prettamente strutturale, sia per dare luogo a due corrimano: uno destinato prevalentemente ad un fruitore adulto e l’altro ad un fruitore bambino.

Pertanto in sede progettuale, sempre che se ne presenti l'opportunità, si dovrebbe tenere a cm 85 il corrimano lungo le branche e a cm 90 sui percorsi piani. Nei casi speciali, in cui occorre un doppio corrimano per lato e cioè uno per adulti e l'altro per i bambini, quest'ultimo dovrà essere collocato ad altezza di circa 50 cm, misurato nell'identico modo.
Inoltre le scale di larghezza superiore a 1,80 m devono essere munite di corrimano da ambedue i lati, e quello appoggiato lungo alle pareti si dovrà estendere oltre il primo gradino di almeno 30 cm. Relativamente poi alla dimensione dell'effettivo supporto di sostegno, costituente il completamento della protezione e l'elemento di aggancio, sempre in funzione fisiologica, è opportuno rilevare che lo stesso deve soddisfare alla fondamentale esigenza di essere tenuto con la mano.

Pertanto saranno da escludere tutti quei supporti che siano di difficile presa, che non consentono l'aggancio e che in qualche modo possono costituire impedimenti anziché ausilio per la salita. In merito al parapetto o ringhiera di protezione, è opportuno precisare che, in funzione della sicurezza per bambini, in modo particolare, la distanza delle soluzioni di continuità fra gli elementi verticali del parapetto o delle ringhiere, non dovrebbe superare i cm 12. Analogamente la distanza inferiore fra la linea congiungente le alzate e l'elemento parallelo alla stessa formante ringhiera o parapetto, dovrebbe pure non superare tale limite.

Architectural Workshop, Lattanti & Fileni Architects Associates
Scala rettilinea posta in aderenza, con rampa auto-portante in cemento armato e gradini rivestiti in marmo. Il parapetto in vetro temperato, sorretto da un struttura in acciaio che funge anche da rivestimento per la testa dei gradini, prosegue in alto a costituire da balaustra del piano rialzato.

Sfaldamento dei gradini

Lo sfalsamento dei gradini si rende necessario affinché non si abbia ne un salto di corrimano in consonanza del cambio di direzione delle branche, sia per non perdere il senso di fluida percorrenza della scala in corrispondenza dei pianerottoli che intervallano branche inverse o ad angolo. Detto sfalsamento che risulta ottimale se attuato con la misura di una intera pedata, può essere risolto in una infinita varietà di soluzioni. E' comunque da preferire per il migliore risultato lo sfalsamento che completi l'aumento del pianerottolo intermedio in discesa, perché consente anche il minora spessore della soletta di ripiano.

Arch. Fernando Cesar Mosca
Scala rettilinea a due rampe con raccordo circolare, sorretta da una trave centrale, sagomata in moda tale da creare un’opportuna base di appoggio per le pedate in pietra bianca. Il parapetto e il corrimano, entrambi in acciaio, sono costituiti da leggeri profili a sezione rettangolare, sorretti da montanti dislocati lungo la rampa e fissati al supporto centrale della rampa.

Uno dei sistemi non molto spesso adottati, ma di sicuro risultato per ripiani angolari, consiste nel portare il valore di 1/2 p su entrambi i lati del ripiano e riunire poi in diagonale tali punti, permettendo così, oltre al pratico risultato, una migliore rispondenza di transito della scala. Qualora non sia viceversa possibile eliminare il salto di corrimano per la mancanza assoluta di spazio utilizzabile nelle branche, per impedire la soluzione determinata da tale carenza, è possibile ricorre all'accorgimento di rendere parzialmente curvilinei i gradini immediatamente vicini al ripiano e ottenere ugualmente il risultato voluto.

Aspetto cromatico
Ricerche particolari sono state condotte al fine di individuare quale influenza avesse l'aspetto cromatico per una scala. Da queste ricerche si è potuto accertare che una colorazione chiara e possibilmente uniforme della pedata, in contrasto con una colorazione più scura per l'alzata (ottenibile anche con un vuoto quale, quello delle scale sospese), contribuisce notevolmente alla sicurezza della scala, dal punto di vista della percorribilità, in rapporto alla visibilità.

Arch. Lucilla Malara
(vedi tipologia: scala rettilinea) … le alzate e le teste dei gradini risultano verniciate di colore verde, mentre le pedate sono lasciate al naturale; con la conseguenza di avere, l’alzata di un tonalità più scura rispetto alla pedata, andando così ad agevolare la percorribilità della rampa stessa.

Aspetto acustico
Riveste un ruolo molto importante, in funzione di quelle che sono le scelte dei materiali, utilizzati per le pedate; in quanto, il rumore del calpestio può risultare particolarmente fastidioso, soprattutto qualora i materiali scelti non sono il legno, ma sono la lamiera o il cristallo. In tal caso, il problema può essere risolto, rivestendo le pedate con materiali quali: il caucciù, feltro, moquette, o altro, purché in grado di attutire’utilizzo della rampa.

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