XXIII CONGRESSO MONDIALE DI ARCHITETTURA TORINO 2008Dalle metropoli alle eco-città

XXIII CONGRESSO MONDIALE DI ARCHITETTURA TORINO 2008Dalle metropoli alle eco-città

XXIII CONGRESSO MONDIALE DI ARCHITETTURA TORINO 2008

Presentata a Torino la nuova Carta degli Architetti

Servizio di Caterina Parrello, architetto

Si è concluso lo scorso luglio il XXIII Congresso Mondiale di Architettura. Grande soddisfazione da parte degli
organizzatori: la manifestazione ha visto coinvolti oltre 10.000 iscritti, di cui la metà stranieri, provenienti da ogni paese del mondo. A conclusione del Congresso è stato presentato il Manifesto che racchiude un appello degli architetti a favore delle emergenze ambientali, energetiche e urbane: “L’architettura ha peccato di una sostanziale autoreferenzialità alimentando a sua volta alcune mode della società consumistica e spettacolare”. Gli architetti prendono coscienza del tema ambientale, che a partire “dalla crisi delle megacity e degli ecosistemi” e del mito dello sviluppo illimitato propone un’alternativa sostenibile e responsabile.
Il Manifesto elenca le principali patologie dell’insostenibilità e propone alcune strategie alternative: patologie sempre più allarmanti che non possono essere rimosse, minimizzate o ignorate dalle istituzioni. ”Tra i principali elementi di crisi -
spiega l’architetto Aldo Loris Rossi, che ha redatto il documento promosso da Gaetan Siew (Presidente UIA), Giancarlo Ius (vicepresidente UIA) e Raffaele Sirica (Presidente Cnappc) - ci sono l’esplosione demografica dal dopoguerra ad oggi, l’espansione infinita delle metropoli e la globalizzazione dei mercati e delle infrastrutture Altre patologie
sono ancora il conflitto per il dominio dell’energia, la crescita dei rifiuti, dell’inquinamento e dell’effetto serra.
Non ultimo l’autoreferenzialità dell’architettura nell’era della società /spettacolo.”

Nella foto : il Congresso al Palavela.

Con questo documento l’UIA - Unione Internazionale Architetti, che a Torino ha festeggiato i 60 di fondazione, rilancia un modello che riconosce i limiti dello sviluppo e lo concepisce come sintesi tra economia ed ecologia. Tra le strategie
proposte vengono indicate l’interdisciplinarietà e la messa in rete dei saperi e lo sviluppo di energie rinnovabili.
“Il Manifesto di Torino - aggiunge Loris Rossi - auspica che l’architettura digitale sia uno strumento per far sì che il progetto non crei icone spettacolari ma protesi della natura”. “Perché gli architetti si fanno carico di queste problematiche?
– recita ancora il Manifesto
- Perché questa professione è profondamente connessa con i processi di trasformazione del territorio e il loro ruolo, assieme ad altre figure, può essere decisivo nella regìa di una complessità di saperi da mettere in gioco“. “L’architettura
dell’era elettronica
– ha infatti affermato Raffaele Sirica, presidente del Consiglio Nazionale degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori italiani
– deve contribuire a neutralizzare le patologie delle grandi aree urbane, andare oltre i linguaggi, sia accademici che sperimentali, ormai in fase involutiva, che ignorano la crisi ambientale e sociale. Ciò può avvenire solo attraverso un
processo, quello della Democrazia urbana per la qualità, ovvero attraverso consultazioni nelle comunità e l’intreccio virtuoso tra architettura sostenibile e urbanistica, per realizzare trasformazioni condivise”.
La cerimonia si è chiusa con il passaggio di consegne ufficiali tra il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino e il rappresentante della Città di Tokio, Shikiro Fukushima.
Candidato alla prossima presidenza UIA, il nostro collega e amico Giancarlo Ius è improvvisamente mancato durante i giorni del Congresso. A lui va il nostro saluto più caro e il ricordo di un esempio per tutti di impegno etico e civile per l’architettura.

 

 

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